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Sono una persona strana, lo ammetto. La spremuta d’arancia la bevo solo filtrata — non sopporto la polpa. Mia moglie mi prende in giro ogni volta, ma io voglio solo il succo. Basta un colino, cinque minuti, e via. Proprio una domenica mattina, filtro in mano, mi è venuta l’idea per questo articolo: perché in cantina facciamo praticamente la stessa cosa quando filtriamo il vino, solo su scala molto più grande e con molta più attenzione.

Perché filtrare il vino

Quando la vinificazione finisce, il vino non è ancora limpido: è torbido, pieno di particelle in sospensione che arrivano dall’uva e dai microrganismi che l’hanno trasformata. Durante l’inverno le particelle più grosse si depositano da sole sul fondo del vaso vinario, e le tolgo con un semplice travaso — niente di complicato. Il problema sono i frammenti più piccoli, quelli che restano a “nuotare” nel vino: per quelli serve la filtrazione vera e propria.

I metodi che uso di più sono due: il filtro frontale e il filtro tangenziale.

Il filtro frontale

Qui il vino passa dritto contro la superficie filtrante, di solito cartoni di cellulosa.

  • serve cellulosa di buona qualità — se è scadente, trasferisce odori e sapori sgraditi al vino
  • rispetto al tangenziale, fa perdere meno polisaccaridi e altre macromolecole importanti
  • è semplice da usare anche con piccoli volumi

Il rovescio della medaglia: tende ad alleggerire un po’ il vino, e con grandi quantità produce parecchi cartoni esausti da smaltire.

Il filtro tangenziale

Qui invece il vino scorre parallelo alla superficie filtrante, non contro.

  • la superficie è una membrana cava, in polimeri inerti al vino, che si lava con acqua calda in controcorrente e dura a lungo
  • lo uso quando serve una microfiltrazione più spinta
  • comporta una piccola perdita di tannini e antociani nei rossi, polisaccaridi nei bianchi — ma parliamo di meno del 5%

Il vantaggio grosso è che il tangenziale trattiene solo quello che è davvero in sospensione, senza toccare i colloidi: le qualità organolettiche del vino restano intatte.

filtro tangenziale per la filtrazione del vino in cantina

Come scegliamo, in cantina

Non uso sempre lo stesso metodo per ogni vino. La scelta dipende da cosa voglio ottenere: un rosso strutturato ha bisogno di trattenere più tannini possibile, un bianco più fresco tollera meglio una filtrazione più spinta senza perdere carattere. È lo stesso principio che applico in ogni fase della vinificazione — non esiste una ricetta unica, esiste il vino che hai davanti in quel momento.

Per fortuna la gran parte del lavoro la faccio io, in cantina: chi stappa una bottiglia di Fiegl non ha bisogno di nessun colino, solo voglia di un buon bicchiere di vino.


Ps: conosci la differenza tra lieviti selezionati e lieviti indigeni? Ne ho parlato in questo articolo, provando a renderla semplice.

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